L’ISTRUZIONE È LA DIFFERENZA

C‘è chi ancora la confonde con la festa delle Forze Armate, ma la data del 2 giugno è la festa della Repubblica.

Di quel giorno del 1946 in cui l’Italia scelse liberamente tra Monarchia e Repubblica. Il giorno in cui il 90 per cento degli italiani andò alle urne per esprimere il voto che ha determinato il futuro del nostro Paese. Fu anche la data in cui le donne poterono per la prima volta esprimersi dopo gli anni della dittatura e furono l’89 per cento delle aventi diritto. 21 donne vennero poi elette nella costituente, tra mille difficoltà e resistenze culturali da parte dei colleghi uomini.

La Repubblica vinse con più di 12 milioni di voti, mentre la Monarchia ne raccolse quasi due di meno. Ne nacque un nuovo Stato democratico chiamato a rappresentare gli interessi, le aspirazioni di un Paese che era comunque diviso a metà. Dove i comizi erano improvvisati nelle piazze, agli angoli delle strade, alcune delle quali ancora invase dalle macerie della guerra e non in senso figurato.

Non c’è ancora lavoro per molti italiani, mancano le abitazioni per tanti sfollati, ma tutti sono pervasi da un grande senso di libertà che dà speranza o almeno la libertà di poter sperare.

Che ogni due giugno sia questo: l’occasione di ribadire la nostra libertà, ma anche l’impegno di ciascuno a contribuire a migliorare le condizioni dei tanti che ancora soffrono ineguaglianze, soprusi o ingiustizie. Ripartendo dai giovani, dai nostri ragazzi, nelle famiglie, nelle scuole, pronti a camminare a testa alta in un Paese moderno che ha a cuore i giovani, il proprio futuro.
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